Brexit: l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sempre più probabile

EU

Mancano poche settimane all’appuntamento elettorale del 23 Giugno per la potenziale uscita del UK dall’Unione Europea. Stando all’umore presente su social networks e testate giornalistiche online si va decisamente verso l’uscita.

D’altro canto, i sondaggi pubblicati su riviste e quotidiani, strumenti governativi ed affini vicini ad esso, in qualche modo considerati ufficiali danno invece il restare in UE in vantaggio.

Che dire, se la nazione opterà per l’uscita il risultato senz’altro influenzerà la vita di molti europei ivi residenti e non. La permanenza in loco a fini lavorativi e di business, o persino la visita turistica, che potrebbero essere necessariamente regolate per esempio dalla presenza di un visto simile al sistema in vigore in Australia.

london

Il dito puntato verso l’immigrazione

A questo punto, la cosa più strana da notare, è che dal lato della campagna per l’uscita, Vote Leave, non si ha palesemente l’idea di cosa fare e cosa di fatto succederà se si sarà effettivamente in uscita dal blocco europeo.

Si parla di teorie, tuttavia nulla di concreto. Il percorso dovrebbe avere una durata di almeno due anni, la cosiddetta invocazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona.

Apparentemente le soluzioni possibili sono quelle in uso in Norvegia o Svizzera per esempio, nonché l’alternativa data dal trattato in via di definizione con il Canada. Queste opzioni, relative agli Stati a noi vicini, non impediscono il libero traffico di merci e di persone in quanto Stati membri dell’EEC (European Economic Community), perciò aventi accesso al single market, il mercato unico.

Un peccato (per Vote Leave) verrebbe da dire, paradossalmente la campagna per l’uscita emozionalmente punta tutto il contenuto della campagna “sull’invasione” spropositata del vicino straniero, il cugino europeo di turno, con particolare riferimento all’individuo est-europeo.

Comunque vada sarà un successo per la democrazia, un esempio e dimostrazione del governo britannico di grande fiducia verso il proprio popolo.

Conclusioni

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